Biscotti "Old America" al burro di arachidi

“Mamma mi accompagni al campo sportivo?”

Lorenzo, mio figlio, 17 anni e un ginocchio ammaccato, si affaccia alla porta della cucina, con la faccia del recluso che non sopporta di non essere con gli amici che si stanno allenando per la partita di sabato prossimo.

“Sì, amore, dammi 20 minuti che finisco di fare i biscotti”

“20 minuti????? Ma sono troppi!”


 Eh sì, l’astinenza da pallone è una brutta bestia..

“Ma mica devi allenarti, devi solo andare a fargli un saluto! E poi se hai così fretta dammi una mano così faccio prima”

“A fare i biscotti???”

“Sì a fare i biscotti, guarda: vedi le palline che sto facendo sulla teglia? Prendi una forchetta, la bagni in una ciotolina d’acqua e le schiacci coi rebbi, prima in una direzione, poi nell’altra, così gli fai anche un decoro”

“Ma mamma io non sono capace!”

“Vuoi andare o no al campo?”


 La forza della persuasione minacciosa.. poco pedagogica ma funzionale.

“Mamma guarda, li decoro perfettamente a 90 gradi, visto a cosa serve studiare disegno tecnico?”

“Eh sì, ti mando a scuola per qualcosa, lo vedi?”

“A proposito ma’, lo sai che oggi c’era il preside arrampicato su un albero, con l’imbragatura da alpinista che potava i rami? Non sai quanto ci siamo divertiti a guardarlo”

“Il preside? Sull’albero?”

“Sì! Te lo giuro!”

E giù a ridere su quanto fosse buffo vederlo lì e sui professori che lo guardavano da sotto e su come si fossero divertiti loro a guardarlo dalla finestra.

“Ho finito mamma, guarda che belli”

“Hai ragione amore, sono i biscotti più belli del mondo”.


Forse non è vero che sono i più belli del mondo ma per me sono indimenticabili, perché quei minuti passati attorno alla penisola della cucina a fare biscotti con mio figlio, ascoltando i racconti della sua giornata e ridendo insieme, sono un ingrediente che non ha prezzo, che li ha resi meravigliosi. I biscotti più belli del mondo.

La ricetta è ispirata e liberamente riarrangiata dal libro I love torte di Trish Deseine.



Biscotti al burro di arachidi "Old America"  

120 grammi di farina
1 uovo
50 grammi di zucchero semolato
40 grammi di zucchero di canna
70 grammi di burro di arachidi
50 grammi di burro
La punta di un cucchiaino di lievito
Un pizzico di sale
Aroma di vaniglia

Montare il burro e il burro di arachidi con gli zuccheri.
Aggiungere l'aroma di vaniglia (io ho messo i semi di mezza bacca)e il sale.
Setacciare la farina col lievito e aggiungerne qualche cucchiaio.
Aggiungere l'uovo e di seguito il resto della farina.

Lasciar riposare il composto per mezz'ora in frigorifero, poi riprenderlo, formare della palline di 2 cm di diametro e disporle sulla teglia.

Schiacciare ogni pallina coi rebbi di una forchetta prima in un verso e poi nell'altro, per formare un decoro a griglia(per evitare che si attacchi al composto, tenere vicina una ciotolina d'acqua e inumidire la forchetta prima di schiacciare ogni biscotto).

Infornare a 160-170 gradi (a seconda del forno), per 15-16 minuti, devono essere ben dorati.

Crostata di mele e mandorle - Dolce norvegese

C'è un punto preciso dove si trovano le cose.
Anche quando non le troviamo più. O anche quando non sappiamo che esistono.
In quel punto loro stazionano, vivono, aspettano. A volte qualche giorno. A volte anni. A volte per sempre.
Ora, qualcuno potrà chiedermi cosa c'entri tutto ciò con una crostata di mele.
Nulla e tutto.
Perchè tra le centinaia di libri e le migliaia di riviste di cucina che ho ammucchiate qua e là, di alcune delle quali non conosco più nemmeno l'esistenza, sono certa ci siano un'infinità di ricette meravigliose, perfette, che se ne stanno lì, in paziente attesa di essere scovate.
Questa è una di quelle.
La rivista, impolverata e spiegazzata, mi è capitata sotto agli occhi all'improvviso, quasi vivendo di vita propria si è fiondata tra le mie mani di sua spontanea volontà, come a ribellarsi di anni di esistenza ai margini.
L'ho guardata - anche con scarso interesse - e l'ho appoggiata su un tavolino.
E' rimasta lì ancora qualche giorno, fino a quando, concedendomi una pausa caffè, l'ho presa in mano, sfogliandola distrattamente, con quella superiorità di chi è abituato, oramai, a ben altri ricettari.
Poi, a pagina 18, mi sono caduti gli occhi su di lei, lì in basso. Una crostata alle mele tuffate in un morbido ripieno di mandorle, chiamata "Dolce norvegese".
E' stato un colpo di fulmine.

La rivista è "Gli speciali di Buona Cucina - 200 dolci", datata dicembre 2000, pagata lire 5.900.



Crostata di mele e mandorle - Dolce norvegese

Per la pasta:
250 grammi di farina 00 più quella per il mattarello
150 grammi di burro
50 grammi di zucchero
1 uovo

Per l'interno:
3 mele renette (io ne ho messe 4 non molto grandi)
70 grammi di zucchero semolato
50 ml di grappa (io ne ho messi due cucchiai)

150 grammi di mandorle spellate
125 grammi di zucchero di canna
2 uova
150 ml di panna liquida
50 grammi di burro (io l'ho fuso, non era specificato)


Per la pasta:
lavorare, sulla spianatoia, la farina con il burro freddo a pezzetti, fino ad avare un impasto sbricioloso, aggiungere lo zucchero e infine amalgamare velocemente l'uovo intero.
Far riposare mezz'ora in frigorifero.

Nel frattempo preparare l'interno:
sbucciare e tagliare le mele a fette non sottilissime (io da ogni quarto ne ho ricavate 4 o 5 fettine) e metterle in una ciotola con lo zucchero semolato e la grappa ad insaporirsi (io ho aggiunto anche un pò di succo di limone).
Nel mixer frullare le mandorle con lo zucchero a velo (io ho usato il bimby), aggiungere poi le uova, la panna e il burro fuso. Amalgamare bene fino ad ottenere un composto omogeneo.

A questo punto stendere la pasta frolla e rivestire uno stampo da crostata fino al bordo.
Bucare la pasta.
Unire il composto di mandorle alle mele, mescolare bene e versare il tutto sulla pasta frolla riempiendo il guscio.

Infornare per 35 minuti.
La ricetta prevede forno ventilato a 180 gradi o forno normale a 200 gradi.
Io ho tenuto il forno ventilato per 15 minuti, poi l'ho messo statico, mantenendo 180 gradi.

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