Storia di un ranocchio che si trasformò in torta

"C’era una volta un ranocchio bruttino e triste, ma tanto tanto buono. Durante le feste se ne stava sempre in un angolo perché nessuno era interessato a lui, nessuno lo guardava. Aveva tanti pregi, il ranocchio, ma il suo aspetto fisico, in questo mondo di edonisti, ahimè, lo condannava all’anonimato.
Un bel giorno, però, arrivò dal piccolo ranocchio la fata Serena che, con un colpo di coltel… ehm.. di bacchetta magica, lo trasformò in un’incantevole principe.
All’improvviso tutti gli sguardi si rivolsero a lui, tutti lo volevano, tutti lo desideravano! E da quel giorno, il ranocchio-principe, diventò l’attrazione principale di ogni festa."

Questa è la favola che la mia amica Serena ha inventato per raccontare di come si possano trasformare delle brutte, tristi, banali, anonime, ma buonissime torte in principeschi vassoi da buffet: a colpi di coltello tagliava, zuccherava, glassava, sistemava in graziosi pirottini et.. voilà! pronte per fare la loro degnissima figura anche nei banchetti più chic.

Più o meno inconsapevolmente, attraverso la storia delle sue torte ranocchio, Serena ci ha raccontato anche quella della sua vita. Di come abbia voluto fortemente liberarsi da un aspetto fisico che sentiva ingombrante, nel quale non si sentiva a proprio agio, per trasformarsi in un’incantevole principessa, fiera di sé e delle sue curve ritrovate.

E proprio come le sue torte destinate a svanire regalando felicità, Serena, alla fine del suo viaggio, ha donato la gioia più grande a ventuno persone, che oggi vivono e sorridono grazie a lei.

Ti stimo, sorella.



Questa è la torta ranocchio all'arancia di Serena. Una torta superveloce e superfacile, come piaceva a lei che sì, amava la cucina ricercata, ma senza che la ricerca diventasse esasperazione; che prediligeva sperimentare, che adorava i divertissement, che aveva mille cose da fare ma voleva comunque, sempre e prima di tutto, trovare il tempo per essere mamma.
Avevamo molte cose in comune, lei ed io.

Qui potete leggere la ricetta dal blog di Serena.





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