Muffin al limone e semi di papavero

Costa così poco.. dai, poi è pieno di ricettine.. ha anche la calamita per attaccarlo al forno! Ne valeva la pena, sìsì.
E’ quello che mi ripetevo in macchina, qualche giorno fa, tornando a casa dalla libreria dov’ero andata a comprare la “Divina” (come la chiama amichevolmente mio figlio – beata capacità dissacratoria dei ragazzi di fronte al sommo componimento dantesco) in edizione scolastica.
In fila alla cassa, in attesa del mio turno per pagare, l’occhio mi cade su un espositore pieno di libercolini mignon tematici, dal tutto cioccolato, al tutto caffè, al tutto crèpes. Prendere in mano il “tutto cupcakes” e porgerlo alla ragazza della cassa è stato un tutt’uno, un gesto incontrollabile, sono stata spinta da una forza superiore, forse un’energia aliena, non è stata colpa mia, lo giuro.
(Se qualcuno conosce un antidoto al virus dell’acquisto compulsivo di libri di cucina, per cortesia me ne metta a conoscenza, perché qui la faccenda è seria..)

Naturalmente, giunta a casa, ho spulciato per benino le pagine, perché, come dico sempre per quietare la mia coscienza, basta trovare un paio di ricette davvero buone, di quelle da portarsi dietro nel tempo, per ripagare la spesa di un libro.
Ho iniziato le prove da questa ricettina perché era una delle poche per le quali avessi già in casa tutti gli ingredienti. Semplici dolcini da tè delle cinque con piacevole contrasto croccantino sotto ai denti dovuto ai semi di papavero.
Visto che ho fatto bene a comprarlo?



Muffin al limone e semi di papavero

200 grammi di farina
1 cucchiaino e mezzo di lievito in polvere
30 grammi di mandorle tritate finemente
30 grammi di semi di papavero
125 grammi di burro ammorbidito
150 grammi di zucchero
2 cucchiaini di scorza di limone grattugiata
2 grosse uova leggermente sbattute
2 cucchiai di succo di limone
2 cucchiai di latte
Sale

Preriscaldare il forno a 175 gradi.
Preparare gli ingredienti secchi: setacciare la farina, il lievito e un pizzico di sale in una ciotola, unire le mandorle tritate e i semi di papavero.
Lavorare con le fruste elettriche il burro, lo zucchero e la scorza di limone, fino ad ottenere una crema chiara e spumosa.
Incorporare le uova, una alla volta, insieme a un cucchiaio di miscela di ingredienti secchi, che ne agevolano l’assorbimento.
Infine incorporare la rimanente miscela di polveri, il latte e il succo di limone.
Versare l’impasto nei pirottini, collocati nella teglia da muffin, e riempirli per tre quarti.
Far cuocere i cupcakes per 20-25 minuti, finchè saranno dorati.
Lasciarli raffredare su una gratella.


Con questi dolcetti, voglio ringraziare Memmea che mi ha donato il mio primissimo premio (grazie..), spero di fare tutto per benino perchè non sono mica tanto esperta di queste cose..
Allora, devo, se non erro, ricambiare il premio ad altri tre blogger, ecco qua dunque:


E ricordare le regole che sono: 
  • accettare il premio e scrivere un post al riguardo;
  • scegliere da 3 a 5 blog che vi piacciono e che volete far conoscere, comunicando loro che hanno ricevuto il premio;
  • linkare il post alla persona che ve lo ha inviato.

La ciambella romagnola

In Romagna, la ciambella è il dolce per eccellenza. E non ha il buco. Si forma in filoncini o in pagnotte rotonde.

In Romagna la ciambella è un simbolo. Di tradizione, di civiltà contadina, di Pasqua, di festa. Non c’è festa paesana o convivio che non termini con un po’ di ciambella (zambèla) da bagnare nel vino.  Non c’è Pasqua senza una pagnotta di ciambella da bagnare nel latte a colazione (con le uova sode, ma questa è un’altra storia che vi racconterò).

La ricetta della ciambella, le nostre nonne non l’avevano. Era un po’ di farina, un po’ di zucchero, un po’ di burro, 3 o 4 uova, della vanillina, un po’ d’anice e “la dose”.
La “dose” era (ed è ancora oggi) il lievito che si compra a peso dai fornai, quello che usano per i loro dolci e che viene venduto di solito in “dosi” per mezzo chilo di farina.
Non ho mai capito esattamente cos’abbia di diverso dal lievito che si compra comunemente in bustine, credo contenga una percentuale di cremor tartaro ma non ne sono sicura. Fatto sta che, nonostante oggi possiamo tranquillamente usare le più comode bustine di lievito, l’alveolatura interna è certamente migliore con la dose.

Il fatto che mia nonna mettesse “un po’” di quello e “un po’” dell’altro, ha fatto sì che se ne andasse senza lasciar traccia di come preparare la sua ciambella. E io, una ciambella come la sua, non l’ho mai più mangiata. Ma più volte mi sono mangiata le mani perché, quando la guardavo farla, non ho mai pensato di pesare quegli ingredienti messi giù ad occhio. Ma forse ero ancora troppo piccola. O forse pensavo che mia nonna sarebbe esistita per sempre e per sempre avrei mangiato la ciambella che mi preparava.
Quante cose diamo per scontate ogni giorno..

Dunque, la mia ricerca della ricetta della ciambella perfetta è durata anni. Tante prove sono passate dal mio forno, tanti commenti poco entusiastici sono arrivati dai miei genitori, che sono i banchi di prova, essendo depositari, come me, del ricordo di quella ciambella.
Fino a quando, ho incontrato questa ricetta. Complice una zia che l’ha estorta a sua volta ad una fornaia.
Ma la prima volta che l’ho fatta, la soddisfazione è stata media. Perché il sapore sì, era quello, ma la struttura no, aveva qualcosa che non andava.

Poi l’illuminazione. Mia nonna, l’impastatrice non ce l’aveva! E nemmeno le fruste elettriche. Mia nonna impastava a mano! Ecco il segreto!
Per questa ciambella, lasciate riposti i moderni attrezzi infernali che ci aiutano in tante situazioni, ma non in questa.
Qui basta infilare un grembiule, rimboccarsi le maniche e affondare le mani nella farina.



La ciambella romagnola

500 grammi di farina
130 grammi di burro
185 grammi di zucchero
3 uova
1 bustina di lievito
1 bustina di vanillina (i puristi leggano estratto di vaniglia)
3 cucchiai di anice (facoltativi o sostituibili con scorza grattugiata di mezzo limone)
Latte q.b.
Granella di zucchero o zucchero semolato o codette colorate per la superficie.

Fondere il burro.
Mettere in una capace ciotola la farina, il lievito, la vanillina e mescolare per bene.
Fare al centro un cratere, mettervi lo zucchero con le uova e mescolare con le mani.
Incorporare (sempre a mano) a poco a poco anche la farina circostante aggiungendo il burro fuso.
Aggiungere l'anice (o la scorza di limone).
A questo punto l'impasto deve risultare piuttosto duro. Aggiungere a poco a poco un pò di latte, per ammorbidirlo ma facendo attenzione ad ottenere un composto di una consistenza tale che in cottura mantenga la forma che gli verrà data.
Pulirsi bene la mani dall'impasto e poi disporlo sulla teglia con carta da forno, diviso in due parti distanziate tra loro.
Con le mani bagnate dare la forma di due filoncini ovali (diciamo che la larghezza dovrebbe essere circa metà della lunghezza) e decorare con granella di zucchero o codette colorate, oppure semplicemente con dello zucchero semolato.
Infornare a 160 gradi per 30-35 minuti.

Una volta sfornata la ciambella, lasciarla raffreddare bene, poi metterla conservarla chiusa in un sacchetto di carta o di plastica.
L'ideale sarebbe lasciarla riposare un giorno prima di mangiarla. E' il classico dolce da preparare per la colazione del giorno dopo.

E' meravigliosa bagnata nel latte, nel tè, nel vino bianco dolce (quello non a colazione magari..).

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